venerdì 11 gennaio 2019

Chicche della città Museo Osiride Brovedani



Ieri ho fatto una lunga passeggiata per Trieste e mi sono imbattuta in questo murale che a me personalmente piace moltissimo. Ho pensato di approfondire la storia di Osiride Brovedani, imprenditore e benefattore della città a cui è dedicata questa casa-museo.


Osiride credo già dalla nascita fosse stato segnato da un destino particolarmente impegnativo, indossare questo nome da divinità egizia non credo sia da tutti, sicuramente alcune fasi della sua vita sono state molto dure, ma se ho ben capito leggendo tra le righe delle memorie di chi lo ricorda ritengo uno dei motti triestini più caratteristici possa interpretare al meglio la sua inclinazione alla persistenza, "mai molar" è una delle frasi che ci ripetiamo a Trieste quando la situazione si mette male, ovvero persevera e prima o poi la tua strada si manifesterà, prima o poi capirai la tua direzione e le soddisfazioni non tarderanno ad arrivare. 

Nato l' 11 febbraio del 1893 a Trieste da padre triestino Giovanni impiegato e la madre Noemi casalinga. Per questioni economiche è costretto molto presto a lasciare la scuola e diventa galoppino del Piccolo, ancora oggi giornale della città, si distingue per intelligenza e dedizione tanto da essere promosso a critico d'arte, grazie a questo ruolo viaggia, spesso a Vienna dove perfeziona il tedesco. Scrive e fa l'attore a Capodistria, è anche un grande amante della montagna dove va in bici ed in moto e anche insieme al famoso Emilio Comici con cui si dedica alle scalate. Direi che questa particolare nota è importante, non è da tutti scalare in montagna come nella vita, e Brovedani aveva quel quid indispensabile per raggiungere le vette e superare le asperità. Ma a volte un incontro fortunato fa da ascensore, perché la fortuna aiuta gli audaci, nel 1930 a Milano Osiride incontra il tedesco Sauer studioso che nell'industria farmaceutica 6 anni prima aveva ricavato dall'albumina del latte un prodotto per la cura della pelle che aveva chiamato Fissan, per chi non lo sapesse dal latino "Fessuram Sanare". Sauer chiede a Brovedani di commercializzare il prodotto, e Osiride non si tira indietro e partendo dal nulla comincia una fortunata avventura industriale che durerà 40 anni!
E pensare che molti anche di Trieste non sanno che la Pasta Fissan è così legata alla nostra città. Il capannone della produzione Fissan passa in varie mani dopo Brovedani, acquistata e poi alla fine trasferita in altre città. Oggi resta il capannone fatiscente, ripulito qualche anno fa, ci sono delle  Fotografie del capannone Fissan abbandonato potete cliccare il sito e scorrerle.
Sono permeati dalla sensazione dell'abbandono, ma questi edifici industriali in cui sono passate vite e speranze lasciano sempre un segno e trovo interessante condividerle, spero a voi interessi vederle! Fatemi sapere. 

Purtroppo il successo della sua impresa industriale non salva Osiride da un destino difficile, segnato dagli avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale, la mamma di Brovedani aveva origini ebree. Catturato viene rinchiuso al Coroneo poi in campo di prigionia nella Risiera di San Sabba e successivamente nei campi di sterminio a Buchenwald, Auschwits e Belsen, dove scriverà le sue memorie

Sopravissuto alla prigionia una volta rientrato a Trieste riprende le sue attività, provato ma convinto di doversi riappropriare della sia vita, di impegnarsi e non abbattersi e in questa sua grinta lo trovo un esempio "luminoso", per tanti versi.

Per concludere la sua brillante esistenza alla sua morte nel 1972 Osiride, sempre coadiuvato dalla moglie Ferdinanda Bukovnik lascia un'impronta importante nella città e i loro beni vengono devoluto ad una "fondazione per bambini orfani da educare ed istruire" la casa albergo per orfani nasce nel 1980 fino al 2003 e poi trasformata ed attualmente attiva come convitto per anziani degenti. La fondazione Brovedani è molto attiva in città sempre prodiga nella ricerca di fondi a favore di scuole e dei bisognosi.

A Trieste ci sono alcuni personaggi lungimiranti che hanno fatto tanto per la città e di cui a volte ci si dimentica pertanto ho creduto fosse giusto, nel mio piccolo dare un contributo, le persone che attraversano questa terra seminando non muoiono mai, lasciano il segno della loro presenza e dell'esempio, questo per dire che ognuno di noi ha questa missione, trovare dentro di se il modo per arricchire il prossimo con un gesto o una parola, nel segno di un epoca troppo spesso segnata dall'indifferenza. 

Ringraziandovi per aver letto fino qui vorrei concludere con una delle sue frasi non eccessivamente romantica, nello spirito triestino più genuino, ma che mi sembra azzeccata anche in questa epoca di spending review, all'occhio perché

  “El sparagno xe el primo guadagno” O.B.




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