martedì 5 febbraio 2019

Giorni di bora...



In questi giorni di bora a Trieste, mi sono trovata davanti a questo piccolo stralcio che avevo scritto l'anno scorso e mi sembrava adatto al meteo attuale... ci starebbe un caffè al mio preferito caffè San Marco...







Oggi è un giorno di Bora, siamo a novembre, il mese che ci regala sempre un primo assaggio d’inverno serio. Mi sembrava un delitto non uscire di casa, lo faccio sempre dopo qualche ora che soffia il mio amato vento. Il cielo, ieri nero e denso, oggi sembra l’iride azzurra di un bambino. L’aria ha l’intenzione di attraversarmi, gelida, come dev'essere di questi tempi, piccole sciabolate che a tratti colpiscono, ecco tentano di strappare un giornale dalle mani del signore davanti a me più in là una donna piuttosto anziana si blocca con la mano il cappuccio mentre avvolta da un turbinio continuo le sue borse sembrano risuonare di infiniti fruscii ed il bello di queste situazioni è che se gli sguardi si incrociano scappa una risata. Trieste è allegra con la Bora, mi trasmette questo identico stato d’animo ogni qual volta mi trovo ad attraversarla con il vento fin da piccola. Ovunque vai vedi scenette comiche oppure incredibili spettacoli della natura. Nubi che vengono trasferite da una parte all'altra dell’orizzonte, oppure, se sei vicino al mare giochi d’acqua e spruzzi

Foto archivio Luciana Amato - Bora Mata
argentini ingoiano in un movimento vorticoso ogni dubbio, ogni tristezza, pulisce tutto e poi si ricomincia.
Mi incammino verso Piazza Unità, la mia bella piazza Grande come si chiamava una volta, è un luogo unico fatto di spazio e luce, linee eleganti si inseguono nel creare uno scrigno bianco davanti al  mare. Mi fermo sempre un attimo sorpresa, eppure sono nata qui, attraverso ogni giorno la piazza, ci abito praticamente…ma la gioia di tanta bellezza deve essere fruita ogni istante, il più possibile. Viaggiando ho imparato ad apprezzare le piccole belle cose che mi circondano ogni giorno, siamo fortunati a vivere a Trieste. Una città a misura d’uomo e di bellezza asburgica, così unica nel suo genere, connubio perfetto tra forma architettonica e territorio, comunicazione continua tra altopiano e mare, adagiata sul golfo ci abbraccia ed accoglie e sembra sorriderci quando ci allontaniamo, è certa di un nostro ritorno, perché a Trieste, si torna.
Mi ritrovo a guardare in alto e l’orologio sopra il municipio mi suggerisce di sveltirmi. Devo essere entro mezzogiorno al caffè San Marco, dove ho un importante appuntamento. Mi sento leggerissima, supero rapidamente Capo di Piazza e davanti al palazzo della Borsa svolto a sinistra, imboccando Via Cassa di Risparmio, una strada trafficatissima di mattina e di pomeriggio, ma si tratta di un’ottima scorciatoia, in un attimo sbuco in zona Ponte Rosso, percorro Via Rossini, preferisco sempre questo lato perché alla fine proprio davanti alla bottega dello storico calzolaio, una volta del sempre mitico Signor Antonio, amato da tutti in città, mi godo lo spettacolo della Chiesa di San Spiridione, come la si vede da quest’angolo secondo me non ci sono paragoni. E’ la chiesa più bella della città, può darsi il mio giudizio sia influenzato dalla mia predilezione per il colore azzurro, ma l’eleganza e l’aspetto sobrio e massiccio della chiesa mi hanno sempre affascinata. 
Foto Archivio Luciana Amato - caffè S.  Marco
Inquadratura perfetta. Supero Piazza San Antonio e alle sue spalle imbocco Via delle Torri sempre gremita di persone di tutte le età, un brusio e un cicaleggio che si mescolano in questo fermento in preparazione per lo spirito natalizio. La piazza sulla quale sbuco, San Giovanni con la Statua di Verdi comodamente seduto tra le aiuole mi sembra sempre liberatoria, spazio luce e aria prima di immettersi sotto i portici e poi i famosi Volti di Chiozza dagli inconfondibili pavimenti di marmo. Arrivata in Via Carducci proseguo velocemente verso la mia destinazione, il Caffè San Marco alloggia qui, comodo e in posizione quasi periferica rispetto le vie oggi più trafficate, ci va chi lo conosce, tutti lo conoscono, ma lo frequentano solo quelli che ne apprezzano l’atmosfera antica ma protesa al nuovo. Si studiano le parole, qui la dialettica è di casa. Già vedo ogni tavolo della prima sala occupato da giovani assorti nello studio o in cerca d’ispirazione davanti al pc, ma in fondo al corridoio davanti alla libreria, scorgo un tavolino libero e me lo aggiudico. Intorno tutti chiacchierano, c’è chi discute animatamente sul merito di un autore, chi tesse le lodi del grafico tal dei tali per una copertina, aggiornamenti sui prossimi eventi in programma, il tutto si interseca piacevolmente in una sorta di conversazione plurale, ma senza caos, è il piacere di un caffè ornato
di parola.
Qui ho trascorso lunghi pomeriggi di studio, quando Giurisprudenza sembrava il mio destino, esami difficili, sforzi mnemonici che ora non potrei più permettermi, ero però sempre attirata da chi studiava Lettere…ed in effetti poi mi sono trasferita di facoltà e pure di città…altra lunga storia.